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Niente Panico RSI – Puntata del 2025/09/29

È ricominciato lunedì scorso Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile sul sito della RSI.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

I temi e le fonti della puntata
  • No, l’Area 51 non fu divulgata da Clinton nel 1995. Vari siti (per esempio Reddit; Accaddeoggi.it, su pagina non più accessibile) riportano che oggi sarebbe l’anniversario del momento in cui, nel 1995, l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton avrebbe finalmente annunciato al mondo l‘esistenza dell’Area 51. Non è così. Il 29 settembre 1995 Clinton firmò un documento, intitolato Presidential Determination on Classified Information Concerning the Air Force’s Operating Location Near Groom Lake, Nevada, No. 95-45, nel quale si limitava a esentare la “sede operativa dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti presso Groom Lake, in Nevada” da alcune norme ecologiche.
    Ma l’esistenza della base era discussa ufficialmente almeno dal 1955, con tanto di comunicato stampa (Dreamlandresort.com). Negli anni Sessanta la base aveva addirittura una squadra di softball, gli 8-Ballers, e i suoi risultati venivano pubblicati in una newsletter non segretata, con titoli che citavano l’Area 51 con il suo nome, come “Area 51 Wins Slow-Pitch Tournament”. Altre info sull’Area 51 e sui velivoli straordinari che sono stati collaudati lì sono su Gwu.edu: The Area 51 File: Secret Aircraft and Soviet MiGs.
    Secondo Britannica.com, il governo statunitense riconobbe ufficialmente l’esistenza dell’Area 51 nel 2013, quando rilasciò un documento della CIA, fino a quel momento coperto dal segreto militare, che riguardava la storia dell’aereo-spia U-2. I voli di prova dell’U-2 svolti all’Area 51 negli anni Cinquanta del secolo scorso causarono molti degli avvistamenti di UFO in quella zone, perché questo velivolo poteva raggiungere quote molto più elevate di quelle degli altri aerei di quel periodo storico.
  • L’autopsia dell’alieno del 1995 è un falso conclamato. Ne avevo scritto qui (2006) e qui (2017). Accenniamo anche al mito degli alieni a Roswell.
  • Michael Jackson e la sua celeberrima posa inclinata. Il brevetto della tecnica che consentiva a Jackson di effettuare questa mossa apparentemente impossibile: Method and means for creating anti-gravity illusion, US5255452A (1992).
  • Anniversario della nascita del fisico Enrico Fermi. Ricordiamo anche il Paradosso di Fermi, la cui vicenda viene meticolosamente ricostruita in un lungo articolo di Eric M. Jones, intitolato “Where Is Everybody? An Account of Fermi’s Question” (1985).
  • Articolo scientifico spiega come intercettare meglio eventuali segnali extraterrestri. Secondo un nuovo studio sostenuto dalla NASA (Detecting Extraterrestrial Civilizations that Employ an Earth-level Deep Space Network), eventuali civiltà tecnologiche extraterrestri potrebbero rilevare i segnali radio che inviamo alle nostre sonde spaziali. Ogni volta che il Controllo missione invia istruzioni a un rover su Marte o a una sonda lontana, parte di quel potente segnale manca il bersaglio e continua a viaggiare nello spazio, potenzialmente per sempre. Gli scienziati della Penn State e del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno analizzato oltre 20 anni di dati provenienti dal Deep Space Network e hanno scoperto che se una civiltà aliena si trovasse lungo lo stesso piano orbitale della Terra e di Marte, ci sarebbe il 77% di probabilità di intercettazione di una delle nostre trasmissioni, specialmente se si trovasse entro circa 23 anni luce dal Sistema Solare.
    Ovviamente questo fenomeno funziona in entrambi i sensi: se gli eventuali alieni inviassero istruzioni ai loro esploratori planetari, quei segnali si diffonderebbero nello spazio e noi potremmo teoricamente rilevarli osservando i sistemi stellari vicini dotati di pianeti il cui piano orbitale è disposto di taglio rispetto alla Terra. Questi sistemi sono quindi candidati preferenziali per eventuali campagne di radioascolto.

Un regalo di compleanno insolito e speciale: i miei programmi radio di 40 anni fa, restaurati

Come avevo raccontato in un articolo del 2021, tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, avevo una ventina d’anni e facevo il DJ nelle radio private della zona di Pavia, dove abitavo, e producevo anche un programma musicale in inglese per un’emittente “pirata” olandese in onde medie e onde corte, World Music Radio. In Italia conducevo i programmi con il mio nome e cognome, mentre per World Music Radio avevo adottato il nom de microphone John Sinclair.

Andrea, amico di lunghissima data, appassionato di radio, è l’erede dell’archivio programmi di WMR e gestore dell’incarnazione attuale di questa stazione, WMR Classic, che ritrasmette i programmi storici dei suoi conduttori. Per il mio compleanno, il 28 settembre, ha previsto insieme all’amico e collega Adriano un palinsesto speciale:

  • dalle 9:00 alle 11:00 – Speciale John Sinclair
  • dalle 12:00 alle 22:20 circa – Speciale John Sinclair

Andrea ha pazientissimamente restaurato tutti i programmi, ripulendo l’audio originale e sostituendo i brani musicali (fortemente compressi e distorti dai riversamenti analogici che si facevano a quei tempi) con le loro versioni digitalizzate. Il risultato è davvero notevole e molto ascoltabile, soprattutto se vi piace la musica degli anni Ottanta.

Se vi va, potete seguire lo speciale in onde medie sui 927 kHz (1 kW) da Milano, con copertura Nord Italia e parte del Canton Ticino, oppure in streaming:

https://www.getmeradio.com/stations/power927milano-8553/ (slot illimitati)
https://www.getmeradio.com/stations/wmrclassic-8810/ (20 slot disponibili)

Buon ascolto e buon divertimento, per citare il compianto Leonardo “Leopardo” Re Cecconi di Radio Milano International, e grazie ad Andrea e Adriano per questo regalo molto speciale!

Una foto dell’epoca in cui trasmettevo a Pavia Radio City. All’epoca ti accontentavi di due giradischi, due lettori di audiocassette, un microfono e un mixer. Sì, avevo i capelli lunghi e ricci.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/06/16

È andata in onda lunedì scorso l’ultima puntata prima della pausa estiva di Niente Panico, il programma che conduco in diretta insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Niente Panico tornerà il 29 settembre.

L’articolo sulle ipotesi di allineamento delle piramidi egizie che cito è stato pubblicato su Astronomy nel 2021. Le tecniche di posa dei sarcofagi di Saqqara sono tratte da questo articolo di Wikipedia.

La vicenda della funicolare di Lugano che secondo Google Gemini dovrebbe chiudere nel 2027 (non è vero) mi è stata segnalata da un lettore, Mauro, che ringrazio. A lui devo questi screenshot. Non fidatevi di quello che dicono queste pseudointelligenze. Con tutti i miliardi che hanno speso Google, Microsoft, Meta e compagnia bella, non sono ancora capaci di distinguere la satira e i pesci d’aprile dalla realtà.

Sì, certo, c’è scritto “Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori”. Ma allora cosa le consultiamo a fare? Sono solo una costosa, energivora perdita di tempo.

La “fonte” usata da Gemini (Instagram).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/06/02

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

La settimana prossima Niente Panico è in pausa e torna per l’ultima puntata della stagione il 16 giugno.

I temi e le fonti della puntata

Il leone marino che sa battere il ritmo meglio degli umani. Un articolo scientifico pubblicato su Scientific Reports descrive Ronan, una femmina di leone marino che ama tenere il ritmo della musica e vive presso il Long Marine Laboratory dell’Università della California, a Santa Cruz, dove i ricercatori hanno esplorato in dettaglio la sua capacità di riconoscere i ritmi anche quando sono inediti, dimostrando quindi la flessibilità di Roman nel riconoscere nuovi ritmi. I ricercatori hanno chiesto a dieci studenti universitari di fare lo stesso, muovendo l’avambraccio al ritmo dei battiti che cambiavano, e Ronan li ha superati tutti (NBC News).

Due parole sul convegno anti fake news di Como. Ho raccontato per sommi capi gli argomenti del convegno e le tecniche per difendersi da social network e disinformazione.

Anniversari: incoronazione della regina Elisabetta (1953); morte di Garibaldi (1882); Festa della Repubblica in Italia e qualche chicca sull’inno di Mameli, diventato inno nazionale italiano ufficiale solo nel 2017.

Un filo interdentale in grado di misurare lo stress. Su Science Daily di fine maggio è stato presentato un filo interdentale che preleva campioni di cortisolo dalla saliva e li usa come indicatori dello stress, che viene quantificato tramite un elettrodo integrato. La tecnologia usata permette di catturare e quantificare numerosi indicatori, come gli estrogeni per monitorare la fertilità o il glucosio per monitorare il diabete, e la facilità d’uso consente di integrare il monitoraggio in molte aree di trattamento.

Perché dopo 2000 anni non sappiamo ancora come funziona il solletico? L’articolo The extraordinary enigma of ordinary tickle behavior: Why gargalesis still puzzles neuroscience pubblicato su Science Advances esplora il mistero del solletico: perché non è possibile farselo da soli, come mai alcuni lo sopportano perfettamente mentre altri gridano di disperazione, e perché in generale siamo sensibili a questo particolare tipo di esperienza tattile, che è una complessa interazione tra aspetti motori, sociali, neurologici, evolutivi e dello sviluppo, spiega la ricercatrice Konstantina Kilteni dell’Università Radboud di Nimega, nei Paesi Bassi.
La ricerca mostra anche che le persone con disturbi dello spettro autistico, ad esempio, percepiscono il tocco come più solleticante rispetto alle persone senza questi disturbi dello spettro autistico. Studiare questa differenza potrebbe fornire informazioni sulle differenze tra il cervello delle persone con disturbi dello spettro autistico e quello delle persone senza, e potrebbe aiutare ad acquisire conoscenze sull’autismo. Si sa anche che scimmie come i bonobo e i gorilla reagiscono al solletico, e lo fanno persino i ratti. Ma dal punto di vista evolutivo, qual è lo scopo del solleticare?
Kilteni ha un laboratorio del solletico appositamente attrezzato: contiene una sedia con una piastra con due fori. Si mettono i piedi in questi fori e poi un bastoncino meccanico ne solletica la pianta; tutto questo serve a standardizzare i test. Il neuroscienziato registra esattamente ciò che accade nel cervello e controlla immediatamente anche tutte le altre reazioni fisiche, come la frequenza cardiaca, la sudorazione, la respirazione o le reazioni di risata e urla. “Incorporando questo metodo di solleticare in un esperimento adeguato, possiamo prendere sul serio la ricerca sul solleticare. Non solo saremo in grado di comprendere veramente il solleticare, ma anche il nostro cervello”, dice Kilteni.

Una bolla di sapone che dura più di un anno. Sulla rivista Physical Review Fluids è uscito nel 2022 un articolo che racconta il lavoro di un gruppo di fisici francesi dell’Università di Lille, che hanno sviluppato una bolla che non è scoppiata per ben 465 giorni. Le tipiche bolle di sapone che si formano nella vasca da bagno o con il detersivo per i piatti durano solo pochi istanti prima di scoppiare a causa del “drenaggio indotto dalla gravità e/o dell’evaporazione del liquido”, ma adottando un’alta concentrazione di glicerolo, che assorbe acqua dall’aria, si è visto che le bolle riuscivano a compensare l’evaporazione e la presenza delle particelle di questa sostanza ha impedito il drenaggio.
A cosa serve una ricerca del genere? Per esempio per trovare nuove tecniche per contrastare l’evaporazione, come nel film lacrimale che riveste l’occhio e che svanirebbe se non contenesse lipidi, o per trasportare ed erogare medicinali nel corpo dei pazienti.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/05/19

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

I temi e le fonti della puntata

Intorno al 2005 la canzone Rhythm Nation di Janet Jackson mandava in crash alcuni laptop Windows a causa di una risonanza strutturale inaspettata. Fu necessaria una modifica apposita di Windows per risolvere il problema, che riguardava solo una specifica marca e solo gli esemplari che avevano un disco rigido a testine, ma la modifica rimase in Windows almeno fino a Windows 7 (The Verge).

19 maggio 1974: Il professore di architettura Erno Rubik realizza un primo esemplare sperimentale in legno di un gioco matematico chiamato inizialmente Magic cube, ma destinato a diventare famoso come cubo di Rubik.

Anniversari: morte di Anna Bolena per decapitazione; inaugurazione del traforo del Sempione; morte di Jacqueline Kennedy; matrimonio di Megan Markle e del principe Harry.

Due utenti dell’Illinois fanno causa a OnlyFans (più specificamente alle società che possiedono questo sito, ossia Fenix Internet, LLC e Fenix International Limited) per averli ingannati: hanno scoperto infatti che invece di chattare con le modelle di OnlyFans alle quali si erano abbonati avevano chattato con addetti di agenzie specializzate che simulavano di essere le modelle in questione. Il fenomeno dei chatter, ossia delle agenzie di chat nei siti erotici a pagamento, è estremamente diffuso, e inoltre molte delle “modelle” sono in realtà immagini e video generati dall’intelligenza artificiale, per cui chi pensa di stabilire un rapporto parasociale privilegiato tramite questi siti rischia di essere ingannato due volte. La causa è diventata una class action (404 Media).

Grattarsi protegge dalle infezioni. Una ricerca pubblicata su Science ha cercato di rispondere a una domanda che circola da tempo: grattarsi spesso peggiora la condizione della pelle, peggiorando infiammazione e gonfiore, eppure gli umani e gli animali hanno tutti un forte istinto di compiere questo gesto e lo trovano piacevole e fonte di sollievo. Questo suggerisce che se questo comportamento è stato selezionato positivamente dall’evoluzione deve fornire qualche beneficio. La ricerca ha dimostrato che grattarsi produce anche una difesa contro le infezioni batteriche della pelle. Secondo i ricercatori, questo gesto fa diminuire la presenza di Staphylococcus aureus (il principale batterio responsabile delle infezioni cutanee) sulla pelle, ma se il grattamento diventa eccessivo e cronico causa ovviamente lesioni, per cui bisogna sì grattarsi, ma nella giusta misura (Gizmodo; Eurekalert).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/05/12

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

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I temi e le fonti della puntata

Scienziati creano un nuovo colore, ma è visibile solo puntandosi uno speciale raggio laser negli occhi (non fatelo!) (BoingBoing / The Guardian / Science Advances). Ricercatori della University of California a Berkeley hanno sparato impulsi laser nei propri occhi per stimolare specifiche cellule della retina, rivelando una sorta di tonalità blu-verde che hanno chiamato “olo”. Gli occhi umani hanno tre tipi di coni, sensibili a lunghezze d’onda lunghe, medie e corte della luce (fondamentalmente le gamme del rosso, del verde e del blu). Questi ricercatori hanno trovato il modo di stimolare tramite laser solo i coni sensibili alle lunghezze d’onda medie, producendo una macchia di colore nel campo visivo grande circa il doppio della luna piena. Questo colore va oltre la gamma naturale perché appunto sono stimolati quasi esclusivamente i coni medi, creando uno stato che la luce naturale non può raggiungere. Il nome “olo“ deriva dal binario 010, a indicare che viene attivato solo uno dei tre tipi di coni (quello per le frequenze medie).

Anniversari di oggi: morte di Perry Como e della nascita di Burt Bacharach, rispettivamente cantante e autore della celeberrima Magic Moments; nascita di Katharine Hepburn (tomba trovata grazie a Findagrave); morte di Mia Martini; uscita del film Pulp Fiction.

Il paradosso del compleanno: sembra impossibile, eppure basta un gruppo di 23 persone per avere il 50% di probabilità che due di esse condividano la data del compleanno. Con 30 persone la probabilità sale al 70% e con 50 tocca addirittura il 97%.

Prendendo il calcio delle ossa di una persona per farne gessetti, quanto si potrebbe scrivere? Secondo questo video su YouTube, che non so quali fonti abbia usato, se estraeste il calcio dalle ossa di un dito della vostra mano potreste usarlo per scrivere il vostro nome 40 volte. Se estraeste l’osso più grande del vostro corpo, il femore, potreste disegnare una linea lunga 800 metri. E se estraeste tutto il vostro scheletro e lo macinaste fino a ottenere un gigantesco gessetto? Potreste disegnare una linea di 21 km. Personalmente consiglierei di continuare a usare i normali gessetti da marciapiede (BoingBoing).

La ragazza con la mano bionica comandabile a distanza. Una diciannovenne britannica, Tilly Lockey, grazie alla Open Bionics ha mani bioniche che continuano a funzionare anche quando non sono attaccate al corpo, sono completamente impermeabili e funzionano tramite sensori wireless che leggono i segnali muscolari, senza bisogno di chip cerebrali (BoingBoing).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/05/05

È andata in onda lunedì 5 alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Abbiamo parlato di Starmus, il congresso di scienziati e ricercatori svoltosi alle Canarie; del MetGala 2025; dell’anniversario della morte di Napoleone Bonaparte, con le teorie complottiste sul motivo della sua morte e sulla storia del suo sarcofago a matrioska e i fatti storici legati alle tappezzerie all’arsenico usate in epoca vittoriana; della poesia Il Cinque Maggio dedicata a Napoleone da Alessandro Manzoni; dell’atleta Simone Biles; dell’espressione britannica plumber’s cleavage (“scollatura dell’idraulico”); e del Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/04/14

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera solitamente insieme a Rosy Nervi ma questa volta con Ellis Cavallini. La trasmissione è riascoltabile sul sito della RSI oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

I temi e le fonti della puntata
  • 14 aprile 1896: viene emesso il brevetto dei corn flakes a nome di John Harvey Kellogg (Brevetto USA 558,393; Wikipedia).
  • Il film Morti di Salute del 1994, regia di Alan Parker, con Anthony Hopkins, Bridget Fonda e Matthew Broderick, racconta in maniera poco fedele ma molto comica le manie salutiste eccentriche di Kellogg e dell’epoca in generale e alimenta il mito che Kellogg inventò questi cereali come cibo blando per reprimere le pulsioni sessuali mentre è più legato alla dieta vegetariana incoraggiata dalla chiesa avventista di cui faceva parte Kellogg (Snopes).
  • La moda del momento: usare ChatGPT o Copilot per creare immagini in stile Studio Ghibli e in stile confezione di bambola. Quanta energia consuma tutto questo? In un anno, più di quanta ne consumino 117 paesi del mondo (BBC).
  • 14 aprile 1912: il disastro del Titanic e le recentissime ricostruzioni digitali del relitto nel documentario Titanic Digital Resurrection (BBC); il racconto di come la scoperta del Titanic avvenne come missione di copertura per nascondere il tentativo di ritrovare due sommergibili nucleari statunitensi (lo Scorpion e il Thresher) che si erano inabissati.
  • Prova in studio degli occhiali con prismi per leggere (o lavorare al computer) stando sdraiati (li ho comprati online e funzionano benissimo; attenti però alla nausea da movimento). Vengono usati anche quando si fa una risonanza magnetica per ridurre l’effetto di claustrofobia, e li impiegano gli scalatori per guardare in su verso i compagni.
  • L’Instagram strano della settimana: dalla Turchia, audio ASMR di asinelli che mangiano e ottengono 1,4 milioni di follower (@ccihancelik_).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/04/07

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

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I temi e i link della puntata
  • La puntata è più breve del solito perché sono arrivato in studio con molto ritardo a causa della paralisi del traffico intorno a Lugano provocata da un incidente.
  • Qual è il contrario di un limone? Chimicamente è l’arancia. I due agrumi infatti contengono due versioni differenti (speculari) della stessa molecola, il limonene, che conferisce il caratteristico aroma.
  • Il Paradosso di Fermi: se non siamo soli nell’universo, dove sono tutti quanti? (Ars Technica).
  • A 22:18 rispondo a un ascoltatore che mi definisce “uno che crede che l’uomo è stato sulla Luna” e trova paradossale che io parli di alieni.
  • Italo Calvino e T con zero.
  • A 27:00 parliamo di piramidi e presunta disposizione secondo le costellazioni e a 31:00 parliamo del giacimento di Saqqara e del presunto mistero dei sarcofagi troppo grandi per passare dai cunicoli.
  • 37:50: perché le tigri sono arancioni? Non sembra un buon metodo per mimetizzarsi, eppure c’è una ragione biologica molto precisa per cui l’arancione in un ambiente verde funziona come mimetizzazione (IFLScience; Livescience)

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/03/31

È andata in onda stamattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

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I temi e i link della puntata
  • La NASA studia gli scoiattoli artici per imparare a ibernare gli astronauti (NASA; Popular Science; Popular Science).
  • 31 marzo 1889: inaugurazione della Torre Eiffel.
  • 31 marzo 1851: il fisico francese Leon Foucault dimostra la rotazione terrestre con il pendolo che prenderà il suo nome.
  • Il film più piccolo del mondo: A Boy and His Atom, realizzato nel 2013 spostando singoli atomi (Wikipedia).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/03/24

Lunedì scorso è andata in onda una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera dalle 9 alle 10. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

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Niente Panico RSI – Puntata del 2025/03/17

È andata in onda lunedì scorso alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

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Alcuni dei temi che abbiamo toccato in questa puntata:

  • Tesla e il test alla Willy il Coyote: si fa ingannare da una strada dipinta su un muro (video di Mark Rober)
  • Skype chiude il 5 maggio (mio podcast)
  • Anniversario dell’invenzione dell’elastico
  • L’invenzione, nel 1876, della lavastoviglie moderna ad opera di Josephine Cochrane (Byteseu.com)
  • Monopoli: 90 anni del più famoso gioco di società

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/03/10

È andata in onda lunedì 10 marzo scorso alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/02/24

È andata in onda lunedì scorso alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la mia raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

In questa puntata abbiamo parlato, fra le altre cose, di:

  • cronologia degli spazzolini da denti (ricorreva l’anniversario di una tappa importante nell’evoluzione di questo strumento) [Smileconcepts.co.uk; Colgate.com]
  • anniversario delle nascite di Steve Jobs e Salvatore Aranzulla
  • account Instagram strano della settimana: @breadfaceblog, video di persone che ficcano la faccia dentro torte e impasti alimentari di vario genere
  • sadcore, una recente tendenza truffaldina nei social network che sfrutta la compassione per fare soldi: i truffatori postano immagini commoventi di situazioni tristi (generate con l’intelligenza artificiale), presentandole come se fossero vere, e poi ricevono soldi dagli utenti Facebook che ci cascano e donano soldi attraverso le “stelle” disponibili in alcuni paesi come moneta di micropagamento su Facebook [BoingBoing; Newslttrs.com; FAQ di Facebook]

Podcast RSI – Fuori in 48 minuti: cronaca di un attacco informatico iperveloce

Questo è il testo della puntata del 24 febbraio 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.
Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


[CLIP: audio dal trailer di “Fuori in 60 secondi” (2000)]

Hollywood come sempre esagera la realtà, ma è vero che gli attacchi informatici stanno diventando sempre più rapidi: secondo una ricerca appena pubblicata, nel 2024 la loro velocità è aumentata mediamente del 22% rispetto all’anno precedente. In un caso recentissimo, agli aggressori sono bastati 48 minuti per penetrare le difese informatiche di un’azienda del settore manifatturiero e cominciare a saccheggiarne i dati, per poi chiedere un riscatto per restituirli o non pubblicarli.

Questa è la storia di quell’attacco, spiegata in dettaglio, utile per capire come lavorano oggi i criminali informatici e come ci si può difendere concretamente riconoscendo i primi segnali di un’incursione informatica.

Benvenuti alla puntata del 24 febbraio 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Siamo a dicembre del 2024 e sono passate da poco le cinque del pomeriggio di un giorno lavorativo qualsiasi. Il gruppo di criminali informatici russofoni noto agli addetti ai lavori con il nome di Black Basta inizia il proprio attacco a un’azienda del settore manifatturiero. Una delle tante che in tutto il mondo vengono prese di mira ogni giorno.

Per prima cosa i criminali mandano a una quindicina di dipendenti dell’azienda un’ondata massiccia di mail di spam, che intasa le loro caselle di posta e produce un numero spropositato di notifiche che rendono impossibile lavorare: una scocciatura particolarmente irritante, visto che arriva alla fine di una giornata lavorativa. Ma non è questo l’attacco vero e proprio: è solo un diversivo scelto con attenzione.

Alle 17 e 26 minuti, alcuni dei dipendenti bersagliati dal flusso incessante di spam ricevono un messaggio Teams dall’helpdesk informatico di Onmicrosoft.com, che offre soccorso per arginare la pioggia di mail spazzatura. Due di questi dipendenti ricevono poi una chiamata via Teams che li invita ad aprire Quick Assistant (o Assistenza rapida nella versione italiana), lo strumento Microsoft di accesso remoto, e a dare all’assistenza informatica il controllo dei loro computer. Uno dei dipendenti accetta l’invito e attiva la gestione remota del computer, lasciandola aperta per una decina abbondante di minuti. Sono le 17 e 47: sono passati solo ventuno minuti dall’inizio dell’attacco e i ladri sono già sulla soglia dei sistemi informatici aziendali.

Infatti Onmicrosoft.com non è un dominio di Microsoft: appartiene ai criminali, che si stanno fingendo operatori dell’assistenza tecnica Microsoft.* La tattica di usare un’ondata di spam come diversivo è particolarmente efficace, perché queste mail di spam in sé non contengono nulla di pericoloso e quindi i sistemi di sicurezza non le bloccano. Le vittime non hanno neanche bisogno di interagire con queste mail, come avviene invece negli attacchi tradizionali in cui l’aggressore deve convincere il bersaglio a cliccare su un link ostile presente nella mail. Lo scopo della valanga di messaggi spazzatura è semplicemente causare agitazione nella vittima e creare una giustificazione plausibile per la chiamata immediatamente successiva su Teams dei criminali che fingono di essere l’assistenza tecnica di Microsoft. E il fatto che il messaggio arrivi via Teams, invece che da una mail tradizionale, rende tutto ancora più plausibile.

* CORREZIONE: In realtà Onmicrosoft.com è un dominio di Microsoft, ma viene sfruttato dai criminali per spacciarsi per Microsoft [info]: è un dominio usato da Microsoft come fallback se non si è proprietari di un dominio o se non lo si vuole connettere a Microsoft 365. Ho interpretato male questa frase del rapporto tecnico: “the threat actor sent a Teams message using an external “onmicrosoft.com” email address. These domains are simple to set up and exploit the Microsoft branding to appear legitimate.“. Grazie a 764081 per la segnalazione del mio errore.

Dal punto di vista della vittima, infatti, è semplicemente arrivata un’ondata di spam ed è giunta prontamente la chiamata Teams dell’assistenza tecnica Microsoft che si è offerta di risolvere il problema. Nulla di sospetto, anzi: alla vittima fa anche piacere sapere che l’assistenza clienti è veloce e pensa lei a tutto, soprattutto quando è ora di lasciare l’ufficio.

Dal punto di vista degli aggressori, invece, l’attacco è particolarmente efficace, perché non richiede di convincere la vittima a installare app di dubbia provenienza. Tutto il software necessario per avviare l’attacco è infatti già presente nei computer dell’azienda: basta convincere qualcuno, anche uno solo dei tanti dipendenti, a cederne momentaneamente il controllo.

È una trappola tecnica e psicologica perfetta. E infatti pochi minuti dopo che la vittima ha passato il controllo remoto del proprio computer ai criminali pensando di darlo invece al soccorso informatico Microsoft, gli aggressori iniziano la loro scorribanda.


Sono le 17 e 56: nei nove minuti trascorsi da quando hanno ottenuto il comando remoto del computer aziendale del dipendente caduto nella trappola, gli aggressori hanno collegato quel computer al loro server di comando e controllo,* e cosi la breccia temporanea aperta dall’incauto utente è ora un tunnel permanente.

*  Lo hanno fatto aprendo le porte 443 e 10443 tipicamente riservate per il traffico criptato TLS e usando un beacon di OneDrive che punta a un indirizzo IP controllato dagli aggressori.

Attraverso questo tunnel, gli aggressori non installano un programma ostile, come è facile immaginarsi che facciano, ma si limitano a depositare una versione appositamente modificata a loro favore di un componente software comune, in termini tecnici una libreria a collegamento dinamico o DLL*, mettendola in una cartella OneDrive usata per effettuare gli aggiornamenti del software dell’azienda presa di mira.

 * Il nome del file in questo caso è winhttp.dll.

Per via del modo in cui funzionano Windows e le sue applicazioni,* quel componente software modificato verrà eseguito dalle applicazioni aziendali al posto della sua versione originale. Questa è una tecnica sofisticata, chiamata DLL sideloading.In altre parole, il sistema informatico dell’azienda è già infettato e pronto per essere devastato.

* Le applicazioni cercano le DLL di cui hanno bisogno prima di tutto nella propria cartella e poi altrove, e quindi gli aggressori piazzano la DLL ostile nella cartella che ospita un’applicazione vulnerabile, sapendo che verrà eseguita al posto della DLL originale situata altrove.

I criminali attivano l’infezione usando PowerShell, un altro strumento presente nei sistemi Windows, e il componente software modificato viene eseguito negli account degli amministratori di sistema, che sono abilitati ad accedere a molte più risorse di un account utente normale. Con questo potere, gli aggressori riescono a trovare delle credenziali* che permettono loro di creare un nuovo account con i massimi permessi di amministrazione.

* Sono quelle di un account di servizio usato per gestire un database SQL.

A questo punto i criminali hanno il controllo totale della rete informatica del bersaglio e possono fare sostanzialmente tutto quello che desiderano. Infatti usano addirittura il software di sicurezza dell’azienda [Network Scanner di Softperfect] per trovare altre vulnerabilità da sfruttare per esfiltrare i dati di lavoro, ossia portarsi via una copia integrale di tutte le informazioni che servono all’azienda per poter lavorare, allo scopo di rivendere quelle informazioni sul mercato nero dei dati rubati oppure di ricattare l’azienda stessa con la minaccia di pubblicarli, con tutti i problemi legali di privacy che questo comporterebbe, oppure ancora di cancellarli dai computer dell’azienda e fornirne una copia solo dietro lauto pagamento.

Sono le 18.35. In 48 minuti i criminali informatici sono passati dal trovarsi sulla soglia a essere onnipotenti. Nel giro di poco più di un giorno completeranno l’esfiltrazione dei dati aziendali e il saccheggio informatico sarà pronto per essere monetizzato. Nel caso specifico, l’azienda riuscirà a contenere il danno scollegando da Internet vari data center, ma questo comporterà blocchi della produzione ed enormi disagi nel flusso di lavoro.


Come si fa a evitare di trovarsi in queste situazioni? La formazione del personale, e di tutto il personale, ossia di chiunque metta mano a un computer, è ovviamente essenziale: tutti devono conoscere l’esistenza di queste tecniche di attacco e abituarsi a riconoscerne i sintomi e a non fidarsi delle chiamate Teams o di altro genere che sembrano provenire dall’assistenza informatica di Microsoft o di qualunque altro fornitore di servizi. Tutti devono rendersi conto che gli attacchi informatici non sono un problema che riguarda solo gli addetti ai servizi informatici. Serve anche un modo affidabile e pratico per verificare le identità degli interlocutori quando la conversazione non avviene in presenza: cose come parole d’ordine concordate, per fare un esempio.

Ma c’è anche una parte tecnica importante che va ripensata e gestita correttamente non dagli utenti ma da parte degli amministratori dei sistemi informatici e dei loro superiori. Le applicazioni di accesso remoto, come Assistenza rapida di Microsoft, andrebbero disinstallate ovunque sia possibile o perlomeno rese meno facilmente accessibili agli utenti, e gli account degli utenti che interagiscono con un tentativo di furto anche solo sospettato andrebbero bloccati e isolati immediatamente. Tutte cose che hanno un costo e comportano disagi e scomodità e quindi spesso non vengono fatte.

Trovate raccomandazioni tecniche molto dettagliate e motivate nei due rapporti sulla vicenda pubblicati dalla società di sicurezza informatica Reliaquest, quella che ha seguito e analizzato in profondità questo attacco [48 Minutes: How Fast Phishing Attacks Exploit Weaknesses; Racing the Clock: Outpacing Accelerating Attacks].

E la lezione più importante che ci offre questa vicenda è che gli intrusi stanno diventando sempre più veloci, grazie anche all’automazione dei loro attacchi consentita dall’intelligenza artificiale, che stanno usando a piene mani e senza scrupoli, e quindi i tempi di reazione devono adeguarsi e gli interventi di protezione devono essere il più possibile automatici e drastici. L’idea ancora molto diffusa di avere un servizio di supporto informatico solo in orari d’ufficio, per contenere i costi, non è soltanto obsoleta: è di fatto pericolosa. Perché i criminali informatici non rispettano gli orari di lavoro o le ferie.

C’è un epilogo positivo a questa vicenda: Black Basta, il gruppo criminale al quale è stato attribuito l’attacco che ho descritto qui, è in crisi. Le sue chat interne sono state infatti trafugate e pubblicate online, permettendo a studiosi e ricercatori di sicurezza di analizzare tattiche, segreti professionali e liti fra i suoi membri, disseminati su oltre 200.000 messaggi [Ars Technica]. Uno dei suoi leader è stato arrestato, e questo aumenta le possibilità che vengano rintracciati anche gli altri componenti. E un altro dei capi di Black Basta ha commesso l’errore strategico di attaccare le infrastrutture di alcune banche russe, col risultato di attirare sulla banda le attenzioni decisamente indesiderate delle autorità di polizia del paese.

Alla fine, i peggiori nemici dei criminali sono i criminali stessi.

Fonte aggiuntiva

Notorious crooks broke into a company network in 48 minutes. Here’s how. Ars Technica (2025).

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/02/17

È andata in onda lunedì scorso alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi settimanalmente sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.

Podcast RSI – Social network senza algoritmi e senza padroni, grazie al fediverso

Questo è il testo della puntata del 17 febbraio 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.


Ci sono sempre stati buoni motivi tecnici di privacy e di sicurezza per essere diffidenti verso i social network e usarli con molta cautela. Ora se ne è aggiunto un altro particolarmente importante: l’allineamento dichiarato e repentino di tutti i principali proprietari di social network e dei più influenti CEO del settore informatico alle direttive esplicite e implicite della presidenza Trump.

Screenshot della pagina della AP che mostra Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichal (CEO di Google) e Elon Musk alla cerimonia di insediamento di Trump.

Una scelta di allineamento – o forse bisognerebbe chiamarla genuflessione – che, sommata a tutte le ragioni tecniche preesistenti, rende urgente chiedersi se si possa ancora far finta di niente e continuare a lasciare che la comunicazione, l’informazione e i dati personali di quattro miliardi di persone siano gestiti arbitrariamente da fantastiliardari che hanno dimostrato di essere capricciosi, impulsivi e vendicativi e di essere pronti a reinsediare nei loro social network persone e ideologie prima impresentabili, a zittire le voci scomode, a eliminare le iniziative contro la disinformazione e persino a riscrivere le cartine geografiche pur di compiacere il potente di turno e avere così carta bianca per massimizzare i propri profitti a spese di noi utenti e del concetto stesso di realtà condivisa.

Se vi attira l’idea di un social network senza padroni e algoritmi che vi dicono cosa vedere e cosa leggere, senza utenti più privilegiati di altri e senza immensi sistemi di schedatura di massa che ficcano incessantemente il loro naso virtuale nei fatti vostri e li danno in pasto ai pubblicitari e alle intelligenze artificiali, allora benvenuti alla puntata del 17 febbraio 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Questa puntata, infatti, è dedicata al cosiddetto fediverso. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


Comincio con un breve ripasso del concetto di fediverso. Ne ho già parlato in dettaglio in podcast precedenti [24 novembre 2022; 15 settembre 2023], ma in sintesi questo termine indica un ampio assortimento di servizi per creare social network che possono comunicare tra loro usando uno standard comune, che si chiama protocollo ActivityPub.

Detto così non sembra un granché, ma in realtà questa possibilità di intercomunicazione cambia tutto. Siamo abituati da anni all’idea dei social network che non si parlano: gli utenti di Instagram non possono scambiare messaggi con quelli di X o di WhatsApp e viceversa, per esempio. Ma questo muro è una costruzione artificiale, fatta apposta per tenere rinchiusi gli utenti e obbligarli a fare i salti mortali per passare informazioni da un social a un altro. Il fediverso non ha muri: è uno spazio nel quale tutti possono parlare con tutti.

Questa possibilità di comunicare con tutti ha una conseguenza non tecnica molto interessante: non c’è più bisogno di un ricco padrone centrale che investa in risorse tecniche adatte a reggere centinaia di milioni di utenti e che gestisca e controlli tutto e quindi possa permettersi di fare il bello e il cattivo tempo, come sta facendo per esempio in questi giorni X, il social network di Elon Musk, che sta bloccando qualunque link a Signal, un popolare sistema di messaggistica cifrata concorrente, con la scusa falsa che sarebbero link pericolosi, e non è la prima volta che si comporta in questo modo, visto che nel 2022 aveva bloccato ogni link a Instagram e al rivale Mastodon [Ars Technica].

Nel fediverso, invece, ogni utente o gruppo di utenti può crearsi il proprio mini-social network capace di comunicare con gli altri mini-social network. Al posto di un ambiente monolitico centralizzato c’è insomma una galassia di utenti indipendenti che collaborano: un universo federato, da cui il termine fediverso.


Per fare un esempio concreto, proprio oggi la Scuola politecnica federale di Losanna o EPFL ha inaugurato un proprio server nel fediverso per consentire ai membri della comunità della Scuola di “condividere contenuti in una maniera allineata con i valori della scienza aperta”, come dice l’annuncio ufficiale dell’EPFL, precisando di aver scelto il software Mastodon, un equivalente libero di X/Twitter, Bluesky o Threads, per intenderci, “perché l’indipendenza e gli strumenti efficaci di comunicazione sono critici,” prosegue l’annuncio, aggiungendo che “i suoi algoritmi sono trasparenti e non sono progettati per far spiccare i post emotivamente carichi” come fanno invece i social network commerciali.

Questa soluzione, nota il comunicato, garantisce inoltre che i dati degli utenti non vengano monetizzati e che non possano entrare in gioco (cito) “i capricci strategici di un’azienda orientata al profitto”. Il server Mastodon dell’EPFL è federato, cioè scambia messaggi, con altri server dello stesso tipo, e quindi la comunità della Scuola politecnica può dialogare con gli utenti Mastodon di tutto il mondo senza doversi affidare a Elon Musk, Mark Zuckerberg e simili.

Mastodon non contiene pubblicità, non fa profilazione degli utenti, e non ha una sezione “Per te” di account che qualcuno ha deciso che dobbiamo assolutamente vedere e seguire. Ogni utente vede solo i post degli utenti che ha deciso di seguire, e li vede tutti, senza filtri arbitrari. In altre parole, è Internet come dovrebbe essere, al servizio degli utenti, invece di essere uno strumento per rendere servi gli utenti e pilotarne le opinioni. E mai come in questo momento è evidente, dalle notizie di cronaca, che X e Instagram, o meglio Elon Musk e Mark Zuckerberg, stanno usando i propri social network come strumenti di questo secondo secondo tipo.


Il fediverso, però, non è solo Mastodon come sostituto di X; non è solo una piattaforma di microblogging. Include anche alternative che possono rimpiazzare Instagram per la condivisione di foto e video e di messaggi diretti, come per esempio Pixelfed, disponibile come app per iOS e Android presso Pixelfed.org. Pixelfed è senza pubblicità, open source e decentrato, e i suoi feed predefiniti sono puramente cronologici.

L’elenco delle app libere e aperte da usare per sostituire i social network commerciali è piuttosto completo: per condividere video, al posto di YouTube c’è PeerTube; al posto di Facebook c’è Friendica; al posto di TikTok c’è Loops.video; e WhatsApp si può sostituire con il già citato Signal.

Su Internet si è diffusa la data del primo febbraio scorso come Global Switch Day, la giornata in cui gli utenti passano dai social network commerciali a quelli del fediverso, e sembra che il maggior beneficiario dell’esodo di utenti da X, come protesta per le recenti azioni politiche di Elon Musk, sia stato Bluesky, che oggi ha circa 30 milioni di utenti ma non è un’app federata in senso stretto, usa un standard differente dal resto del fediverso ed è comunque sotto il controllo di una singola persona, Jack Dorsey, l’ex CEO di Twitter*, per cui c’è il rischio di passare dalla padella alla brace.

* Correzione: Dorsey è il fondatore di Bluesky e ha lasciato il consiglio di amministrazione di Bluesky a maggio 2024 [The Verge].

Lo stesso vale per Threads, che è federato*, per cui i suoi utenti possono seguire anche le persone che sono su Mastodon, per esempio, ma è comunque un’app di Meta, quindi soggetta agli umori e alle affiliazioni politiche del momento di Mark Zuckerberg.

*  Almeno parzialmente, da dicembre 2024: “Threads users can't see posts from other fediverse platforms on their feeds yet. But you can follow accounts from those platforms if they've liked, followed, or replied to your federated posts from Threads. You're also able to share your Threads posts to other fediverse platforms and can opt-in by navigating to Profile > Settings > Account > Fediverse sharing. Threads and Instagram boss Adam Mosseri has shared a few more details about the latest update. When a Threads user receives a like or reply from a federated account, they can navigate to the profile without leaving the app. It'll appear like a Threads account even though it's technically from the fediverse. The fediverse user handles and profiles will show that the user is from a Mastodon server or other part of the federiverse. You can also choose to be notified when the federated user replies or posts on their server.” [PCMag.com, 2024/12/05]

Ma il problema di fondo di tutte queste iniziative di abbandono collettivo che periodicamente vengono proposte è che tecnicamente questi social alternativi fanno le stesse cose di quelli commerciali, anzi le fanno anche meglio dal punto di vista degli utenti, ma trasferirsi lì significa lasciarsi dietro tutti gli amici e i contatti che non si trasferiscono. E così nessuno muove il primo passo,* e tutto rimane com’era prima.

* È quello che è successo con l‘istanza Mastodon della Cancelleria federale svizzera, aperta nel 2023 a titolo sperimentale e chiusa a settembre 2024 per mancanza di traffico (3500 follower sparsi su sei account) [Admin.ch].

Fino al momento in cui qualcuno compie quel primo passo, e gli altri decidono di seguirlo perché non ne possono più di stare dove stanno. Provate a chiedervi se quella persona che compie quel primo passo, all’interno della vostra cerchia di contatti, potreste essere voi.

Fonti aggiuntive

Addio Facebook e Instagram: è ora di ricostruire le nostre case digitali, Arianna Ciccone su ValigiaBlu.it (2025/01/24)

La scelta di lasciare FB e IG: alcune obiezioni e le nostre risposte, Arianna Ciccone su ValigiaBlu.it (2025/02/04)

These apps are building Instagram alternatives on open protocols, TechCrunch (2025/02/09)

Podcast RSI – Informatici in campo per salvare i dati scientifici cancellati dal governo Trump

Questo è il testo della puntata del 10 febbraio 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.


Siamo a fine gennaio 2025. In tutti gli Stati Uniti e anche all’estero, scienziati, ricercatori, studenti, tecnici informatici si stanno scambiando frenetici messaggi di allarme: salvate subito una copia dei vostri dati pubblicati sui siti governativi statunitensi. È l’inizio di una maratona digitale collettiva per mettere in salvo dati sanitari, statistici, sociali, storici, climatici, tecnici ed economici che stanno per essere cancellati in una purga antiscientifica che ha pochi precedenti: quella derivante dalla raffica di ordini esecutivi emessi dalla presidenza Trump.

Persino la NASA è coinvolta e il 22 gennaio diffonde ai dipendenti l’ordine di “mollare tutto” [“This is a drop everything and reprioritize your day request”] e cancellare dai siti dell’ente spaziale, entro il giorno stesso, qualunque riferimento a minoranze, donne in posizione di autorità, popolazioni indigene, accessibilità, questioni ambientali e molti altri temi per rispettare questi ordini esecutivi [404 Media].

Per fortuna molti dei partecipanti a questa maratona si sono allenati in precedenza e sono pronti a scattare, e le risorse tecniche per sostenerli non mancano.

Questa è la storia di questa corsa per salvare scienza, conoscenza e cultura. E non è una corsa che riguarda solo gli Stati Uniti e che possiamo contemplare con inorridito distacco, perché piaccia o meno è lì che di fatto si definiscono gli standard tecnici e scientifici mondiali e si svolge gran parte della ricerca che viene utilizzata in tutto il mondo.

Benvenuti alla puntata del 10 febbraio 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica… e questa è decisamente una storia strana e difficile da raccontare. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


La vastità e pervasività della cancellazione e riscrittura dei contenuti dei siti governativi statunitensi in corso dopo l’elezione del presidente Trump è difficile da comprendere guardando soltanto i suoi numeri. Secondo il New York Times, sono scomparse oltre 8000 pagine web di informazione sparse su una dozzina di siti governativi [NYT]. Inoltre sono svanite almeno 2000 raccolte di dati [404 Media]. Dati scientifici che riguardano le epidemie in corso, l’inquinamento e il clima, per esempio.

Conteggio dei dataset governativi su Data.gov prima e dopo gli ordini di Trump [404 Media].

Va detto che ogni avvicendamento di un’amministrazione statunitense comporta qualche modifica dei dati governativi disponibili, per rispecchiare gli orientamenti politici di chi è stato eletto, ma è la scala e la natura delle modifiche attualmente in atto che spinge molte autorità scientifiche, solitamente sobrie e compassate, a protestare pubblicamente e a paragonare la situazione di oggi a quella del romanzo distopico 1984 di George Orwell [Salon.com], alle censure sovietiche o ai roghi di intere biblioteche di libri scientifici da parte del regime nazista in Germania nel 1933 [Holocaust Memorial Day Trust; Wikipedia].

Quando riviste scientifiche prestigiosissime come Nature o il British Medical Journal si sentono in dovere di scendere in campo, vuol dire che la situazione è grave.

Non ritireremo articoli pubblicati, se un autore ce lo chiede perché contengono cosiddette parole bandite” scrive il British Medical Journal, aggiungendo che le buone prassi scientifiche e l’integrità professionale non cederanno di fronte a ordini di imbavagliamento o soppressione o capricci autoritari […] Se c’è qualcosa che va proibito, è l’idea che le riviste mediche e scientifiche, il cui dovere è rappresentare integrità ed equità, debbano piegarsi a censure politiche o ideologiche”, conclude il BMJ.

Ma non siamo nel 1933. Non si bruciano più vistosamente in piazza i libri malvisti dal potere. Oggi si danno ordini esecutivi e i database sanitari spariscono silenziosamente con un clic, per cui è facile non rendersi conto della portata delle istruzioni impartite dall’amministrazione Trump. E i numeri non aiutano a capire questa portata: come in ogni grande disastro, sono troppo grandi e astratti per essere compresi realmente. Forse tutto diventa più chiaro citando qualche caso specifico e concreto.


Prendiamo per esempio un argomento ben distante dagli schieramenti politici come l’astronomia. In Cile c’è il modernissimo Osservatorio Vera Rubin, intitolato all’omonima astronoma statunitense e gestito dalla National Science Foundation del suo paese. Il sito di quest’osservatorio ospitava questa frase:

La scienza è ancora un campo dominato dagli uomini, ma l’Osservatorio Rubin si adopera per aumentare la partecipazione delle donne e di altre persone che storicamente sono state escluse dalla scienza, accoglie chiunque voglia contribuire alla scienza, e si impegna a ridurre o eliminare le barriere che escludono i meno privilegiati.”

Questa frase, che non sembrerebbe essere particolarmente controversa, è stata rimossa e riscritta per rispettare gli ordini esecutivi del presidente Trump e adesso parla della dominazione maschile della scienza come se fosse una cosa passata [“what was, during her career, a very male-dominated field”] [ProPublica].

Oppure prendiamo il Museo Nazionale di Crittologia dell’NSA, che sta ad Annapolis, nel Maryland. La scienza dei codici segreti parrebbe forse ancora più lontana dalla politica di quanto lo sia l’astronomia, ma lo zelo degli esecutori degli ordini di Trump è arrivato anche lì: dei pannelli informativi che raccontavano il ruolo delle donne e delle persone di colore nella crittografia sono stati coperti in fretta e furia con fogli di carta da pacchi [Mark S. Zaid su X], rimossi solo dopo che la grossolana censura è stata segnalata ed è diventata virale sui social network.*

* La foga (o la paura di perdere il posto di lavoro) ha fatto addirittura cancellare un video che spiega il concetto grammaticale di pronome [404 Media].

Quelli che ho raccontato sono piccoli esempi, che illustrano la natura pervasiva e meschina* degli effetti delle direttive del governo Trump. Ma ovviamente la preoccupazione maggiore riguarda i grandi archivi di dati scientifici su argomenti che l’attuale amministrazione americana considera inaccettabili perché menzionano anche solo di striscio questioni di genere, di discriminazione e di accessibilità.

* 404 Media usa “pettiness”, ossia “meschinità”, per descrivere alcune delle cancellazioni dei siti governativi documentate tramite Github.

Il CDC, l’agenzia sanitaria federale statunitense, ha eliminato moltissime pagine di risorse scientifiche dedicate all’HIV, alle malattie sessualmente trasmissibili, all’assistenza alla riproduzione, alla salute delle minoranze, alla salute mentale dei minori, al monitoraggio dell’influenza, e ha ordinato a tutti i propri ricercatori di rimuovere dai propri articoli in lavorazione termini come “genere, transgender, persona in gravidanza, LGBT, transessuale, non binario, biologicamente maschile, biologicamente femminile”. La rimozione non riguarda solo gli articoli pubblicati dall’ente federale ma anche qualunque articolo da inviare a riviste scientifiche [Inside Medicine; Washington Post].

Screenshot del sito del CDC [Dr Emma Hodcroft su Mastodon].

Il NOAA, l’ente federale per la ricerca atmosferica e oceanica degli Stati Uniti, ha ordinato di eliminare persino la parola “empatia” da tutti i propri materiali [Mastodon].*

* La National Science Foundation, che finanzia una quota enorme della ricerca scientifica in USA, ha sospeso i finanziamenti a qualunque progetti che tocchi in qualche modo questioni di diversità o uguaglianza [Helen Czerski su Mastodon]. La sezione “Razzismo e salute” del CDC non esiste più [Archive.org; CDC.gov]. Dal sito della NASA sono stati rimossi moduli educativi sull‘open science [Archive.org; NASA]. Dal sito della Casa Bianca sono scomparsi la versione in spagnolo e la dichiarazione d’intenti di renderlo accessibile a persone con disabilità; l’Office of Gun Violence Prevention è stato cancellato [NBC].

Di fatto, qualunque ricerca scientifica statunitense che tocchi anche solo vagamente questi temi è bloccata, e anche le ricerche su altri argomenti che però usano dati del CDC oggi rimossi sono a rischio; è il caso, per esempio, anche delle indagini demografiche, che spesso contengono dati sull’orientamento sessuale, utili per valutare la diffusione di malattie nei vari segmenti della popolazione. Il Morbidity and Mortality Weekly Report, uno dei rapporti settimanali fondamentali del CDC sulla diffusione delle malattie, è sospeso per la prima volta da sessant’anni. È una crisi scientifica che imbavaglia persino i dati sull’influenza aviaria [Salon.com; KFF Health News], perché gli ordini esecutivi di Trump vietano in sostanza agli enti sanitari federali statunitensi di comunicare con l’Organizzazione Mondiale della Sanità [AP].

Ma c’è un piano informatico per contrastare tutto questo.


Il piano in questione si chiama End of Term Archive: è un progetto nato nel 2008 che archivia i dati dei siti governativi statunitensi a ogni cambio di amministrazione [Eotarchive.org]. È gestito dai membri del consorzio internazionale per la conservazione di Internet, che includono le biblioteche nazionali di molti paesi, Svizzera compresa, e a questa gestione prendono parte anche i membri del programma statunitense di conservazione dei dati digitali (NDIIPP).

Non è insomma una soluzione d’emergenza nata specificamente per la presidenza attuale. Nel 2020, durante la transizione da Trump a Biden, l’End of Term Archive raccolse oltre 266 terabyte di dati, che sono oggi pubblicamente accessibili presso Webharvest.gov insieme a quelli delle transizioni precedenti.

Questa iniziativa di conservazione si appoggia tecnicamente all’Internet Archive, una delle più grandi biblioteche digitali del mondo, fondata dall’imprenditore informatico Brewster Kahle come società senza scopo di lucro nell’ormai lontano 1996 e situata fisicamente a San Francisco, con copie parziali in Canada, Egitto e Paesi Bassi e accessibile online presso Archive.org.

Questa colossale biblioteca online archivia attualmente più di 866 miliardi di pagine web oltre a decine di milioni di libri, video, notiziari televisivi, software, immagini e suoni. Le raccolte di dati delle transizioni presidenziali statunitensi sono ospitate in una sezione apposita di Archive.org; quella del 2024, già disponibile, contiene oltre mille terabyte di dati.

Ma molti giornalisti, ricercatori e scienziati hanno provveduto a scaricarsi copie personali dei dati governativi che temevano di veder sparire, passando notti insonni a scaricare e soprattutto catalogare terabyte di dati [The Atlantic; The 19th News; Jessica Valenti; Nature]. Lo ha fatto anche l’Università di Harvard, mentre la Columbia University ha aggiornato il suo Silencing Science Tracker, una pagina che traccia i tentativi dei governi statunitensi di limitare o proibire la ricerca, l’educazione e la discussione scientifica dal 2016 in avanti.

È facile sottovalutare l’impatto pratico sulla vita di tutti i giorni di un ordine esecutivo che impone la riscrittura di un enorme numero di articoli e di pagine Web informative su temi scientifici e in particolare medici. La virologa Angela Rasmussen spiega in un’intervista al sito Ars Technica che non è semplicemente una questione di cambiare della terminologia o riscrivere qualche frase e tutto tornerà a posto: vengono rimosse informazioni critiche. Per esempio, i dati governativi statunitensi sulla trasmissione dell’Mpox, la malattia nota precedentemente come “vaiolo delle scimmie”, sono stati censurati rimuovendo ogni riferimento agli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, dice Rasmussen. Queste persone “non sono le uniche a rischio negli Stati Uniti, ma sono quelle che hanno il maggior rischio di esposizione all’Mpox. Togliere il linguaggio inclusivo nasconde alle persone a rischio le informazioni che servirebbero a loro per proteggersi”.

La giornalista Jessica Valenti ha salvato e ripubblicato online documenti rimossi dall’amministrazione Trump e riguardanti la contraccezione, la pianificazione familiare, la salute sessuale, i vaccini, la violenza fra partner e altri argomenti assolutamente centrali nella vita di quasi ogni essere umano.

La presidenza Trump ha presentato la libertà di parola come uno dei propri mantra centrali, e uno degli ordini esecutivi che hanno portato a questo oscuramento, o oscurantismo se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome, ha un titolo che parla di difesa delle donne e di “ripristino della verità biologica” (Defending Women from Gender Ideology Extremism and Restoring Biological Truth to the Federal Government). Censurare i fatti scientifici sulla salute e le informazioni che aiutano una donna a proteggersi è un modo davvero orwelliano di fare i paladini della libertà di espressione e i difensori delle donne.

George Orwell, in 1984, usava il termine doublethink (bipensiero o bispensiero nella traduzione italiana) per descrivere il meccanismo mentale che consente di ritenere vero un concetto e contemporaneamente anche il suo contrario. Sembra quasi che ci sia una tendenza diffusa a interpretare quel libro non come un monito ma come un manuale di istruzioni. Al posto dell’inceneritore delle notizie passate non più gradite al potere c’è il clic sull’icona del cestino, al posto della propaganda centralizzata c’è la disinformazione in mille rivoli lasciata correre o addirittura incoraggiata dai social network, e al posto dei teleschermi che sorvegliano a distanza ogni cittadino oggi ci sono gli smartphone e i dati raccolti su ciascuno di noi dai loro infiniti sensori, ma il concetto è lo stesso e gli effetti sono uguali: cambia solo lo strumento, che oggi è informatico.

Ed è ironico che sia proprio l’informatica a darci una speranza di conservare per tempi migliori quello che oggi si vuole invece seppellire. Forse conviene che ciascuno di noi cominci, nel proprio piccolo, a diventare un pochino hacker.

Fonti aggiuntive

The CDC’s Website Is Being Actively Purged to Comply With Trump DEI Order, 404 Media (2025)

CDC datasets uploaded before January 28th, 2025, Archive.org (2025)

BREAKING NEWS: CDC orders mass retraction and revision of submitted research across all science and medicine journals. Banned terms must be scrubbed, Inside Medicine (2025). Cita il concetto di vorauseilender Gehorsam, o “ubbidienza preventiva”

National Center for Missing & Exploited Children site scrubbed of transgender kids, Advocate.com (2025)

‘Breathtakingly Ignorant and Dangerous’: Trump’s DOT Orders Sweeping Purge of Climate, Gender, Race, Environmental Justice Initiatives, Inside Climate News (2025)

Trump scrubs all mention of DEI, gender, climate change from federal websites, The Register (2025)

Internet Archive played crucial role in tracking shady CDC data removals, Ars Technica (2025)

Researchers rush to preserve federal health databases before they disappear from government websites, The Journalist’s Resource (2025)

US Information Erasure Hurts Everyone, Human Rights Watch (2025)

Hot Topics in IPC: Avian Flu and Results From Trump’s Executive Orders, Infection Control Today (2025)

Podcast RSI – A che punto è l’auto a guida autonoma? A San Francisco è già in strada ma non in vendita

Questo è il testo della puntata del 3 febbraio 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.


[CLIP: rumori del traffico veicolare di San Francisco, registrati da me pochi giorni fa in loco]

Pochi giorni fa sono stato a San Francisco, una delle poche città al mondo nelle quali delle automobili completamente prive di conducente, guidate da speciali computer di bordo, circolano in mezzo al normale traffico veicolare e pedonale.

Sono i taxi di Waymo, un’azienda che da anni sta lavorando alla guida autonoma e da qualche tempo offre appunto un servizio commerciale di trasporto passeggeri a pagamento. I clienti usano un’app per prenotare la corsa e un’auto di Waymo li raggiunge e accosta per accoglierli a bordo, come un normale taxi, solo che al posto del conducente non c’è nessuno. Il volante c’è, ma gira da solo, e l’auto sfreccia elettricamente e fluidamente nel traffico insieme ai veicoli convenzionali. È molto riconoscibile, perché la selva di sensori che le permettono di fare tutto questo sporge molto cospicuamente dalla carrozzeria in vari punti e ricopre il tetto della vettura, formando una sorta di cappello high-tech goffo e caratteristico, e queste auto a San Francisco sono dappertutto: uno sciame silenzioso di robot su ruote che percorre incessantemente le scoscese vie della città californiana.*

* Purtroppo non sono riuscito a provare questi veicoli: l’app necessaria per prenotare un taxi di Waymo è disponibile solo per chi ha l‘App Store o Play Store statunitense e non ho avuto tempo di organizzarmi con una persona del posto che la installasse e aprisse un account.

Ma allora la sfida tecnologica della guida autonoma è risolta e dobbiamo aspettarci prossimamente “robotaxi” come questi anche da noi? Non proprio; c’è ancora letteralmente tanta strada da fare. Provo a tracciarla in questa puntata, datata 3 febbraio 2025, del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Benvenuti. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]


È il sogno di ogni pendolare a quattro ruote: un’auto che si guida da sola, nella quale è sufficiente salire a bordo e dirle la destinazione desiderata per poi potersi rilassare completamente per tutto il viaggio, senza dover gestire code o ingorghi e senza trascorrere ore frustranti dietro il volante. Un sogno che ha radici lontane: i primi esperimenti di guida almeno parzialmente autonoma iniziarono alla fine degli anni Settanta del secolo scorso e furono svolti in Germania, Giappone e Italia [Computerhistory.org]. Ma si trattava di veicoli costosissimi, stracarichi di computer che ne riempivano il bagagliaio, e comunque funzionavano solo su strade semplici e ben demarcate. Anche così, ogni tanto dovevano arrendersi e chiedere aiuto umano.

Ma le strade di una città sono invece complesse, caotiche, piene di segnaletica da decodificare e di ostacoli che possono comparire all’improvviso e confondere i sistemi di riconoscimento automatici: per esempio un pedone che attraversa la strada, un cantiere, un’ambulanza o anche semplicemente un riflesso dell’auto stessa in una vetrata oppure una figura umana stampata sul portellone posteriore di un camion o su un cartellone pubblicitario.

Per cominciare a interpretare tutti questi fattori è stato necessario attendere a lungo che migliorasse il software e diventasse meno ingombrante l’hardware: il primo viaggio su strada urbana normale di un’automobile autonoma, senza conducente e senza scorta di polizia, risale a meno di dieci anni fa ad opera del progetto di Google per la guida autonoma, poi trasformatosi in Waymo.

Waymo è stata la prima a offrire un servizio commerciale di veicoli autonomi su strade urbane, a dicembre 2018 [Forbes], dopo dieci anni di sperimentazione, con un servizio di robotaxi limitato ad alcune zone della città statunitense di Phoenix e comunque all’epoca con un conducente d’emergenza a bordo. Nel 2021 a Shenzen, in Cina, ha debuttato il servizio di robotaxi gestito da Deeproute.ai. Nel 2022 a Waymo si è affiancata la concorrente Cruise, che è stata la prima a ottenere il permesso legale di fare a meno della persona dietro il volante, pronta a intervenire, in un servizio commerciale [CNBC].

Anche Uber aveva provato a entrare nel settore della guida autonoma, ma aveva sospeso la sperimentazione dopo che uno dei suoi veicoli di test aveva investito e ucciso un pedone, Elaine Herzberg, nel 2018 in Arizona, nonostante la presenza di un supervisore umano a bordo.

Probabilmente avete notato che fra i nomi che hanno segnato queste tappe dell’evoluzione della guida autonoma manca quello di Tesla, nonostante quest’azienda sia considerata da una buona parte dell’opinione pubblica come quella che fabbrica auto che guidano da sole. Non è affatto così: anche se il suo software si chiama Full Self-Drive, in realtà legalmente il conducente è tenuto a restare sempre pronto a intervenire.*

* Non è solo un requisito legale formale, mostrato esplicitamente sullo schermo a ogni avvio: deve proprio farlo, perché ogni tanto FSD sbaglia molto pericolosamente, anche nella versione più recente chiamata ora FSD (Supervised), come ben documentato da questa prova pratica di Teslarati di gennaio 2025.

E la famosa demo del 2016 in cui una Tesla effettuava un tragitto urbano senza interventi della persona seduta al posto di guida era una messinscena, stando a quanto è emerso in tribunale. A fine gennaio 2025 Elon Musk ha dichiarato che Tesla offrirà la guida autonoma senza supervisione a Austin, in Texas, a partire da giugno di quest’anno, a titolo sperimentale.

Ma come mai Tesla è rimasta così indietro rispetto alle concorrenti? Ci sono due motivi: uno tecnico, molto particolare, e uno operativo e poco pubblicizzato.


Ci sono fondamentalmente due approcci distinti alla guida autonoma. Uno è quello di mappare in estremo dettaglio e preventivamente le strade e consentire ai veicoli di percorrere soltanto le strade mappate in questo modo, il cosiddetto geofencing o georecinzione, dotando le auto di un assortimento di sensori di vario genere, dalle telecamere ai LiDAR, ossia sensori di distanza basati su impulsi laser.

Questo consente al veicolo [grazie al software di intelligenza artificiale che ha a bordo] di “capire” con molta precisione dove si trova, che cosa ha intorno a sé in ogni momento e di ricevere in anticipo, tramite aggiornamenti continui via Internet, segnalazioni di cantieri o di altri ostacoli che potrà incontrare.

Questa è la via scelta da Waymo e Cruise, per esempio, e funziona abbastanza bene, tanto che le auto di queste aziende sono già operative e hanno un tasso di incidenti estremamente basso, inferiore a quello di un conducente umano medio [CleanTechnica]. Ma è anche una soluzione molto costosa: richiede sensori carissimi e ingombranti e impone un aggiornamento costante della mappatura, ma soprattutto limita le auto a zone ben specifiche.

Le zone fruibili di San Francisco a gennaio 2025 (Waymo).

Anche a San Francisco, per esempio, Waymo è usabile soltanto in alcune parti della città [Waymo]*, e per aggiungere al servizio un’altra città bisogna prima mapparla tutta con precisione centimetrica.

Waymo sta iniziando a provare le proprie auto sulle autostrade (freeway) intorno a Phoenix oltre che in città, ma per ora trasportano solo dipendenti dell’azienda [Forbes].
Una mia ripresa di uno dei tantissimi veicoli autonomi di Waymo che abbiamo incontrato girando per la città.

L’altro approccio consiste nell’usare l’intelligenza artificiale a bordo del veicolo per decifrare i segnali che arrivano dai sensori e ricostruire da quei segnali la mappa tridimensionale di tutto quello che sta intorno all’auto. Questo evita tutto il lavoro preventivo di mappatura e quello di successivo aggiornamento e consente al veicolo di percorrere qualunque strada al mondo, senza restrizioni.

Questa è la via che Elon Musk ha deciso per Tesla, rinunciando inoltre ai sensori LIDAR per contenere i costi complessivi dei veicoli e usando soltanto le immagini provenienti dalle telecamere perimetrali per riconoscere gli oggetti e “capire” la situazione di tutti gli oggetti circostanti e come gestirla. Ma il riconoscimento fatto in questo modo non è ancora sufficientemente maturo, e questo fatto ha portato al ritardo di Tesla di vari anni rispetto alle aziende concorrenti.

Quale sia la soluzione migliore è ancora tutto da vedere. Waymo e Cruise stanno investendo cifre enormi, e nonostante le loro auto siano strapiene di sensori che costano più del veicolo stesso ogni tanto si trovano in situazioni imbarazzanti.

A ottobre 2023, un’auto di Cruise ha trascinato per alcuni metri un pedone che le era finito davanti dopo essere stato urtato da un’automobile guidata da una persona [Cruise]. A giugno 2024, un robotaxi di Waymo a Phoenix è andato a sbattere contro un palo telefonico mentre cercava di accostare per accogliere un cliente, perché il palo era piantato sul bordo della superficie stradale invece di sorgere dal marciapiedi e il software non era in grado di riconoscere un palo. Non si è fatto male nessuno e il problema è stato risolto con un aggiornamento del software, ma è un ottimo esempio del motivo per cui queste auto hanno bisogno di una mappatura preventiva incredibilmente dettagliata prima di poter circolare [CNN].

A dicembre 2024, inoltre, un cliente Waymo si è trovato intrappolato a bordo di uno dei taxi autonomi dell’azienda, che continuava a viaggiare in cerchio in un parcheggio senza portarlo a destinazione [BBC]. Ha dovuto telefonare all’assistenza clienti per farsi dire come ordinare al veicolo di interrompere questo comportamento anomalo, e a quanto pare non è l’unico del suo genere, visto che è diventato virale un video in cui un’altra auto di Waymo continua a girare ad alta velocità su una rotonda senza mai uscirne, fortunatamente senza nessun cliente a bordo [Reddit].

Gli episodi di intralcio al traffico da parte di veicoli autonomi vistosamente in preda allo smarrimento informatico sono sufficientemente frequenti da renderli impopolari fra le persone che abitano e soprattutto guidano nelle città dove operano i robotaxi [BBC].

A San Franscisco, un’auto di Waymo ignora gli addetti che stanno cercando di evitare che i veicoli (autonomi o meno) finiscano in una grossa buca allagata, a febbraio 2025 [ABC7/Boingboing].

Del resto, dover subire per tutta la notte per esempio il concerto dei clacson di un gruppo di auto Waymo parcheggiate e impazzite, come è successo a San Francisco l’estate scorsa, non suscita certo simpatie nel vicinato [TechCrunch].

Per risolvere tutti questi problemi, Waymo e Cruise ricorrono a un trucco.


Se ne parla pochissimo, ma di fatto quando un’auto autonoma di queste aziende non riesce a gestire da sola una situazione, interviene un guidatore umano remoto. In pratica in questi casi il costoso gioiello tecnologico diventa poco più di una grossa automobilina radiocomandata. Lo stesso farà anche Tesla con i suoi prossimi robotaxi, stando ai suoi annunci pubblici di ricerca di personale [Elettronauti].

È una soluzione efficace ma imbarazzante per delle aziende che puntano tutto sull’immagine di alta tecnologia, tanto che sostanzialmente non ne parlano* [BBC] e sono scarsissime le statistiche sulla frequenza di questi interventi da parte di operatori remoti: Cruise ha dichiarato che è intorno allo 0,6% del tempo di percorrenza, ma per il resto si sa ben poco.

*Uno dei pochi post pubblici di Waymo sui suoi guidatori remoti o fleet response agent spiega che l’operatore remoto non comanda direttamente il volante ma indica al software di bordo quale percorso seguire o quale azione intraprendere.
Un video di Waymo mostra un intervento dell’operatore remoto e rivela come il software di bordo rappresenta l’ambiente circostante.

Lo 0,6% può sembrare pochissimo, ma significa che l’operatore umano interviene in media per un minuto ogni tre ore. Se un ascensore si bloccasse e avesse bisogno di un intervento manuale una volta ogni tre ore per farlo ripartire, quanti lo userebbero serenamente?

Per contro, va detto che pretendere la perfezione dalla guida autonoma è forse utopico; e sarebbe già benefico e accettabile un tasso di errore inferiore a quello dei conducenti umani. Nel 2023 in Svizzera 236 persone sono morte in incidenti della circolazione stradale e ne sono rimaste ferite in modo grave 4096. Quei 236 decessi sono la seconda cifra più alta degli ultimi cinque anni, e il numero di feriti gravi è addirittura il più alto degli ultimi dieci anni [ACS; BFU.ch]. Se la guida autonoma può ridurre questi numeri, ben venga, anche qualora non dovesse riuscire ad azzerarli.

Vedremo anche da noi scene come quelle statunitensi? Per ora sembra di no. È vero che il governo svizzero ha deciso che da marzo 2025 le automobili potranno circolare sulle autostrade nazionali usando sistemi di guida assistita (non autonoma) che consentono la gestione automatica della velocità, della frenata e dello sterzo, ma il conducente resterà appunto conducente e dovrà essere sempre pronto a riprendere il controllo quando necessario.

I singoli cantoni potranno designare alcuni percorsi specifici sui quali potranno circolare veicoli autonomi, senza conducente ma monitorati da un centro di controllo. Inoltre presso i parcheggi designati sarà consentita la guida autonoma, ma solo nel senso che l’auto potrà andare a parcheggiarsi da sola, senza conducente a bordo. Di robotaxi che circolano liberamente per le strade, per il momento, non se ne parla [Swissinfo].*

* In Italia, a Brescia, è iniziata la sperimentazione di un servizio di car sharing che usa la guida autonoma. Finora il singolo esemplare di auto autonoma, una 500 elettrica dotata di un apparato di sensori molto meno vistoso di quello di Waymo, ha percorso solo un chilometro in modalità interamente autonoma, è limitato a 30 km/h ed è monitorato sia da un supervisore a bordo, sia da una sala di controllo remota. È la prima sperimentazione su strade pubbliche aperte al traffico in Italia [Elettronauti].

Insomma, ancora per parecchi anni, se vogliamo assistere a scene imbarazzanti e pericolose che coinvolgono automobili, qui da noi dovremo affidarci al talento negativo degli esseri umani.

Fonti aggiuntive

Welcome To ‘Waymo One’ World: Google Moon Shot Begins Self-Driving Service—With Humans At The Wheel For Now, Forbes (2018)

Where to? A History of Autonomous Vehicles, Computerhistory.org (2014)

Waymo Road Trip Visiting 10+ Cities in 2025, CleanTechnica (2025)

Waymo employees can hail fully autonomous rides in Atlanta now, TechCrunch (2025)

Waymo to test its driverless system in ten new cities in 2025, Engadget (2025)

Waymo, Cruise vehicles have impeded emergency vehicle response 66 times this year: SFFD, KRON4 (2023)

How robotaxis are trying to win passengers’ trust, BBC (2024)

Bad Week for Unoccupied Waymo Cars: One Hit in Fatal Collision, One Vandalized by Mob, Slashdot (2025)

Hidden Waymo feature let researcher customize robotaxi’s display, TechCrunch (2025)

Tesla’s Autonomous Driving Strategy Stranded By Technological Divergence, CleanTechnica (2025)

Zeekr RT, the robotaxi built for Waymo, has the tiniest wipers, TechCrunch (2025)

Should Waymo Robotaxis Always Stop For Pedestrians In Crosswalks?, Slashdot (2025)

Niente Panico RSI – Puntata del 2025/02/03

È andata in onda lunedì mattina alle 9 una nuova puntata in diretta di Niente Panico, il programma che conduco insieme a Rosy Nervi sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera.

In questa puntata ho raccontato un po’ il mio viaggio da geek a San Francisco insieme alla Dama del Maniero: oltre a visitare alcuni dei consueti luoghi turistici, abbiamo partecipato a una convention di Star Trek alla quale erano presenti molti attori delle serie classiche e di quelle più recenti, siamo andati a visitare la USS Hornet, la portaerei che raccolse gli astronauti di ritorno dal primo atterraggio sulla Luna e abbiamo visto da vicino le auto autonome di Waymo in azione in tutta la città.

Ho anche fatto sentire l’intervista che ho realizzato in Italia con l’attore Tony Amendola (Stargate SG-1 e tante altre serie) durante la recente convention di scienza e fantascienza Sci-Fi Universe a Peschiera del Garda.

La trasmissione è riascoltabile presso www.rsi.ch/rete-tre/programmi/intrattenimento/serotonina oppure nell’embed qui sotto.

Lo streaming in diretta della Rete Tre è presso www.rsi.ch/audio/rete-tre/live; la raccolta completa delle puntate è presso Attivissimo.me/np.