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Un regalo di compleanno insolito e speciale: i miei programmi radio di 40 anni fa, restaurati

Come avevo raccontato in un articolo del 2021, tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, avevo una ventina d’anni e facevo il DJ nelle radio private della zona di Pavia, dove abitavo, e producevo anche un programma musicale in inglese per un’emittente “pirata” olandese in onde medie e onde corte, World Music Radio. In Italia conducevo i programmi con il mio nome e cognome, mentre per World Music Radio avevo adottato il nom de microphone John Sinclair.

Andrea, amico di lunghissima data, appassionato di radio, è l’erede dell’archivio programmi di WMR e gestore dell’incarnazione attuale di questa stazione, WMR Classic, che ritrasmette i programmi storici dei suoi conduttori. Per il mio compleanno, il 28 settembre, ha previsto insieme all’amico e collega Adriano un palinsesto speciale:

  • dalle 9:00 alle 11:00 – Speciale John Sinclair
  • dalle 12:00 alle 22:20 circa – Speciale John Sinclair

Andrea ha pazientissimamente restaurato tutti i programmi, ripulendo l’audio originale e sostituendo i brani musicali (fortemente compressi e distorti dai riversamenti analogici che si facevano a quei tempi) con le loro versioni digitalizzate. Il risultato è davvero notevole e molto ascoltabile, soprattutto se vi piace la musica degli anni Ottanta.

Se vi va, potete seguire lo speciale in onde medie sui 927 kHz (1 kW) da Milano, con copertura Nord Italia e parte del Canton Ticino, oppure in streaming:

https://www.getmeradio.com/stations/power927milano-8553/ (slot illimitati)
https://www.getmeradio.com/stations/wmrclassic-8810/ (20 slot disponibili)

Buon ascolto e buon divertimento, per citare il compianto Leonardo “Leopardo” Re Cecconi di Radio Milano International, e grazie ad Andrea e Adriano per questo regalo molto speciale!

Una foto dell’epoca in cui trasmettevo a Pavia Radio City. All’epoca ti accontentavi di due giradischi, due lettori di audiocassette, un microfono e un mixer. Sì, avevo i capelli lunghi e ricci.

Eventi informatici interessanti in Ticino

25 settembre, ore 17-18.30 al Campus Est USI-SUPSI (Sala Polivalente), Lugano Viganello: Commodore, Sinclair, Atari – i computer che si collegavano alla TV. Entrata libera ma gradita la prenotazione al seguente link: https://form-dti.app.supsi.ch/form/view.php?id=585583. Nell’incontro si parlerà dell’impatto che l’Home computing ha avuto sul successivo sviluppo dell’informatica, stimolando la creazione di programmi, videogiochi e le prime forme di arte digitale. Interverranno: Sandro Pedrazzini, Sergio Gervasini, Fabio Guido Massa e Stefania Calcagno.

27 settembre-19 ottobre alla Villa Santa Lucia, via Santa Lucia 22, Melano (zona Lido): Mostra CTRL+Cinema: storia dei computer dentro e fuori lo schermo. La mostra non è solo un’esposizione di computer vintage, ma è un portale verso il futuro che immaginavamo. Ingresso gratuito. Orari e dettagli al link: www.esocop.org/ctrlcinema.

Account Paypal veri che sembrano falsi, mistero di famiglia risolto

Le eredità digitali sono un gran casino. Chiunque si sia trovato a gestire un lutto in famiglia oggi si trova confrontato con una sfida in più: districarsi nei vari account social e di servizi online di chi non c’è più e difficilmente ha lasciato istruzioni dettagliate e aggiornate su cosa sono e cosa farne. Con la spedizione delle bollette via mail e le comunicazioni delle aziende che arrivano sempre più spesso via WhatsApp, c’è il rischio di trovarsi con pagamenti in sospeso, multe e sanzioni di cui non si sa nulla. Viceversa, ci possono essere soldi custoditi online, sotto forma di conti PayPal o in criptovalute, che può essere interessante recuperare.

Tutto questo è ovviamente un territorio di caccia molto fertile per i truffatori, per cui a gennaio scorso, quando ho ricevuto delle mail a prima vista provenienti da Paypal sulla casella di mail di mio padre (morto cinque anni fa), con un invito a leggere e accettare le condizioni di contratto aggiornate, ho pensato subito a un classico phishing e le ho ignorate, sapendo che mio padre non era assolutamente il tipo di persona che avrebbe aperto un conto Paypal. E se anche l’avesse fatto, ne avrebbe preso nota (rigorosamente su carta, insieme a tutte le sue password). Nessuno in famiglia ne sapeva nulla.

Ma le mail hanno continuato ad arrivare, e il mittente sembrava essere realmente Paypal, per cui mi sono incuriosito. Vi racconto questa vicenda perché potrebbe essere utile per altre persone che si trovano nella mia stessa situazione.

Ho cercato in lungo e in largo, anche con strumenti di informatica forense, nei backup e nelle immagini disco che avevo fatto dei dispositivi di mio padre, ma non ho trovato la minima menzione di un account Paypal. Non avendo la password dell’account non potevo entrare nel conto; avendo la mail, potevo farmi mandare un link di reset della password, cosa che ho fatto. Il link mi è arrivato e portava effettivamente al sito di Paypal, che accettava la richiesta di reset di un conto associato alla mail di mio padre, a conferma che l’account era reale e non si trattava di un phishing.

Ma è emerso che l’account era protetto dall’autenticazione a due fattori (2FA), per cui il link di reset richiedeva il codice numerico temporaneo che veniva mandato via SMS. Il mistero si è quindi infittito, per due ragioni: mio padre non usava mai la 2FA, nonostante le mie perenni suppliche di mettersi in sicurezza, e il numero di telefono associato all’account (che potevo vedere in parte durante la procedura di reset) era un numero fisso, quello della sua abitazione, sul quale sarebbe stato impossibile anche per lui ricevere un SMS di autenticazione. La situazione non aveva alcun senso logico.

A questo punto mi trovavo con un account Paypal confermato come reale, in apparenza intestato a mio padre, ma inaccessibile. Non era phishing, non sembrava un account creato da mio padre; quindi come altro si poteva spiegare questo stato di cose?

La mia prima ipotesi è stata che si trattasse di un account aperto fraudolentemente a suo nome. Il suo indirizzo di mail e il suo numero di telefono erano facilmente reperibili online; qualcuno potrebbe averli usati per creare un account per qualche truffa. Nel qual caso su quel conto potevano esserci dei soldi… Non miei, certo, ma comunque soldi, da restituire se possibile ai derubati.


La cosa è rimasta ferma per qualche mese, intanto che ci rimuginavo sopra e inseguivo le infinite emergenze di lavoro e di famiglia che sembrano costellare la mia vita da qualche anno (a proposito, scusate se scrivo poco su questo blog ultimamente, ma sto facendo fatica a stare a galla in termini di risorse mentali e di sonno).

Qualche giorno fa è arrivata sulla casella di mail di mio padre l’ennesima mail di Paypal che mi ricordava di accettare le condizioni di contratto aggiornate, e così ho deciso di andare a fondo della questione. Invece di chiedere il reset della password, ho tentato di entrare nell’account Paypal usando le varie password che adoperava mio padre; tentativo disperato, lo so, soprattutto se l’account era stato aperto da un truffatore, ma non mi restavano altre vie percorribili.

Dopo alcuni tentativi falliti, bingo! Non sono riuscito a entrare nell’account, ma mi è comparso l’invito a contattare Paypal per risolvere il problema di accesso. Fra i metodi di contatto c’era anche un numero di telefono, e ho provato a usarlo: spiegare a voce tutta la situazione sarebbe stato infinitamente più facile che farlo per iscritto, e avrei potuto fornire subito eventuali elementi di autenticazione.

Il numero è 800 975 345 per chi chiama dall’Italia da telefono fisso. Per chiamare da cellulare o dall’estero, il numero di Paypal è +39 06 8938 6461. Gli operatori rispondono dalle 9 alle 19.30 italiane.

Ovviamente, da informatico che documenta truffe da una vita, mi sono messo nei panni di un operatore Paypal che riceve da un numero svizzero una telefonata del tipo “Salve, sono l’erede del signor Taldeitali ma non ho la password del suo account, mi può aiutare a prenderne il controllo?” e mi sono reso conto che le probabilità di essere creduto sulla parola per telefono erano veramente esigue. Ma valeva la pena di tentare.

L’operatore che mi ha risposto, Khaled, è stato gentilissimo e molto preciso. Gli ho spiegato con calma la situazione, sottlineando che non mi interessava accedere al conto, almeno per il momento, ma volevo solo sapere se era stato aperto fraudolentemente a nome di mio padre oppure no, perché non riuscivo a immaginare mio padre come titolare di un account Paypal, oltretutto segreto.

L’operatore evidentemente aveva già gestito situazioni di questo tipo e ha individuato molto rapidamente la ragione per cui esisteva l’account Paypal. Non ci sarei mai arrivato da solo. Sì, mio padre aveva davvero un account Paypal, aperto da lui e creato il 3 settembre 2007.

Spoiler: il saldo era zero.


Ho chiesto subito all’operatore se poteva dirmi se il saldo era zero o maggiore di zero, in modo da poter decidere se valesse la pena di avviare la procedura legale di subentro. Nota tecnica: credo che sia importante essere precisi nel formulare le domande, in casi come questi, per non chiedere all’operatore dati che per regolamento o legge non può dare, per cui non ho chiesto il saldo esatto. L’operatore mi ha risposto volentieri che il saldo era appunto zero.

Ma l’operatore mi ha dato anche un’informazione che ha fatto subito quadrare tutti gli indizi: ha detto che l’account era stato aperto automaticamente quando mio padre aveva acquistato una tessera prepagata di Lottomatica. Questo è stato il mio “momento a-HA!”.

Mio padre, infatti, era un accanito giocatore del lotto, con alterne fortune. Aveva perfettamente senso che avesse acquistato una prepagata e che con l’occasione avesse dato il proprio indirizzo di mail e numero di telefono. Aveva sì un account Paypal, ma non sapeva nemmeno di averlo, tant’è che non lo aveva mai confermato per attivarlo pienamente.

E così ora non mi resta che mandare una mail a Paypal, con una copia del certificato di morte, per chiudere l’account e mettere la parola fine a un piccolo mistero di famiglia.

Morale della storia: la realtà è sempre più complessa di quello che si immagina, anche quando si è abituati a pensare che sia complessa. E a volte dietro una mail che sembra phishing c’è una situazione autentica. Questo non vuol dire che si deve abbassare la guardia: i truffatori sono sempre in agguato.

Spero che questo racconto possa essere utile a qualcuno.


Piccola storia di Arthur, stregato dai misteri

Ieri ero a Como per il convegno sui misteri che avevo preannunciato; è stato interessantissimo dall’inizio alla fine e spero che vengano pubblicati i video degli interventi.

Nota a margine: grazie all’esperta di criminologia Marianna Cuccuru, che ha parlato dei misteri di Jack lo Squartatore, d’ora in poi riguarderò la Serie Classica di Star Trek con occhi differenti (è complicato; chi c’era, sa), e grazie a Pierluigi Panza, che ha raccontato i misteri della vita di Raffaello, non riuscirò più a guardare un quadro senza notare la posizione delle dita delle mani nei ritratti di donna di quel periodo storico, che ha tutto un codice di significati (anche qui, chi c’era, sa). E la visita privata all’hangar storico di idrovolanti accanto allo Yacht Club è stata una chicca assoluta.

Nel mio intervento ho raccontato una chicca che ho scoperto facendo ricerche per questo convegno. Molti di voi conosceranno il mito e il mistero della Mary Celeste, un brigantino canadese di 31 metri che a dicembre del 1872 fu trovato alla deriva, senza nessuno a bordo, malconcio ma galleggiante, nell’Atlantico del nord, trascinato dalle correnti verso lo Stretto di Gibilterra. Tutto indicava che la nave fosse stata abbandonata in fretta e furia pur non essendo a rischio di affondare. Nessuna delle dieci persone a bordo fu mai ritrovata e la Mary Celeste divenne un caso classico di nave fantasma.

La Mary Celeste quando ancora si chiamava Amazon, in un dipinto di artista ignoto, forse Honoré Pellegrin.

La vicenda della Mary Celeste colpì l’attenzione di Arthur, un giovane medico britannico, che undici anni dopo ne scrisse una versione romanzata, un racconto breve intitolato J. Habakuk Jephson’s Statement, che fu pubblicata nel 1884 e creò molto scalpore nell’opinione pubblica.

Fu il primo successo letterario del giovane Arthur, che tre anni dopo iniziò a pubblicare i suoi racconti di un detective dei misteri che usava il suo acume, la sua logica e il suo spirito d’osservazione per risolvere casi impossibili. Il cognome del giovane medico era Conan Doyle, e il suo detective era, ovviamente, Sherlock Holmes.

Il merito del persistere della leggenda della Mary Celeste (tanto da essere citata in tempi recenti anche in Doctor Who) è in gran parte suo.

Fonte: Maritime Museum of the Atlantic.

Uomo cammina sull’acqua a Londra

Ne parla LiberoTV qui, con un video. “Nessuno sa come faccia, quel che è certo è che Steven Frayne cammina sulle acque, senza trucchi né inganni.” Balle. È un prestigiatore: usare trucchi è il suo mestiere.

Persino il Daily Mail, che di solito non brilla per acume, spiega che la “polizia” che interviene nel video era in realtà un gruppo di attori. E non è vero che ha “attraversato” il Tamigi, come dice il Guardian; basta guardare il video per notare che rimane sempre abbastanza vicino alla riva (anche se la distanza viene esagerata con un uso attento delle inquadrature e degli obiettivi) e non arriva mai dall’altra parte, perché provvidenzialmente arriva la “polizia” a fermarlo.

La spiegazione più probabile è il piazzamento di una passerella sotto il pelo dell’acqua. Si nota che la turbolenza dell’acqua dietro di lui è differente da quella nelle zone circostanti: un effetto tipico di un ostacolo leggermente sommerso. L’aspetto improvvisato della scena, con Frayne che scavalca la barriera, fa parte della messinscena, e le imbarcazioni non passano mai fra Frayne e la riva (le canoe sembrano farlo, ma è un gioco di montaggio). L’effetto è stato girato per promuovere il nuovo programma televisivo dell’illusionista.

La Svizzera è tutta minata, secondo questo post e libro

Bruce Schneier segnala questo post e questo libro (La Place de la Concorde Suisse di John McPhee) che parlano di ponti, tunnel, gole, autostrade e colline già minate per farle saltare in aria in caso d’invasione. Vero in buona parte, ma attenzione: il libro risale al 1994. Oggi le cose sono un po’ diverse. Per esempio, il bunker in ogni casa/palazzo non è più obbligatorio. Ma le postazioni militari camuffate e la predisposizione delle strutture alla loro demolizione restano. Lo so; ci abito. Nei commenti all’articolo di Schneier ci sono parecchie info interessanti.